PROSPETTIVE URBANO-RURALI

La Prospettiva Urbano-Rurale intende raccogliere i contributi che pongono l'attenzione sul binomio del rurale e dell'urbano, considerati in un equilibrio virtuoso e interdipendente, in armonia tra di loro. Non sempre, anzi men che spesso, i due mondi si conciliano e si integrano, se non in esempi rari e che, in quanto tali, vanno tutelati e segnalati, o per le loro fragilità o come esempio da ricordare e riproporre in nuovi contesti. L'attenzione sull'equilibrio tra l'urbano e il rurale educa lo sguardo ad una dimensione attenta ai particolari e invita a costruire spazi architettonici meno invadenti e più delicati, rispettosi degli aspetti materiali e immateriali della ricchezza dell'ambiente rurale. Un rispettoso connubio dell'urbano con il rurale attiva un profondo risveglio di quel paesaggio della mente che risvegli le capacità personali del guardare e dell'osservare e arricchisca la coscienza individuale, ma anche collettiva.

Bibliofilia PCTO 2021/2022 classe 4B classico

Partendo da un libro, “La Costa d’Amalfi nella pittura dell’Ottocento” di Massimo Ricciardi, De Luca Editore Salerno, 1998

Conversazioni sulla Costa d'Amalfi in quattro capitoli.

Presentazioni e interviste a cura degli alunni della 4B classico. Riprese e montaggio delle interviste a cura di Mattia Riccio della classe 4B classico.

Cap.I: La Costa d’Amalfi nella pittura dell’Ottocento. Conversazione con Massimo Ricciardi.

Cap.II: Le Tavole Amalfitane e la cultura dell’ospitalità. Conversazione con Mario Amodio.

Cap.III: Le Cartiere di Amalfi e l’azienda De Luca. Conversazione con Andrea De Luca.

Cap. IV: La Costa d’Amalfi come bene comune materiale e immateriale. Conversazione con Sen. Alfonso Andria e Arch. Cinzia Lucia Guida.

La classe 4B classico ringrazia la gentile cortesia degli ospiti, la dirigenza e l'amministrazione scolastica per il supporto dato all'iniziativa.

I PALMENTI DI PIETRAGALLA
a cura di Antonella Caggiano

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Pietragalla è un paese di 4.500 abitanti, sito a 23 km da Potenza, lungo la strada provinciale 169 Potenza-Spinazzola, posto a 839 m slm; I paesi d’intorno sono Acerenza, con la famosa cattedrale, Oppido, nel cui territorio fu trovata la Tabula Bantina Osca, Cancellara e Forenza. Non lontano vi è il Castello di Lagopesole, luogo di caccia di Federico II. Pietragalla è provvisto di un Palazzo ducale completato dal Conte Acquaviva su una casa diruta a seguito del terremoto del 1456. Una delle prime fonti in cui figura il toponimo di Pietragalla è il Catalogo dei Baroni compilato tra il 1150 e il 1168. Il nome Pietragalla è composto di petra=pietra e gualdus=bosco cioè pietra del bosco. Il Palménto è il luogo dove si pigiano le uve. È un elemento costruttivo tipico della tradizione enotecnica meridionale (Puglia, Calabria, Sicilia, ecc., nonché d’altri Paesi mediterranei). È ad un tempo un locale e un recipiente in muratura; anzi, sovente, un complesso di recipienti destinati a ricevere l’uva, alla sua pigiatura e alla fermentazione.Il termine ricorre in autori meridionali moderni, come Corrado Alvaro (Gente in Aspromonte) e Federico De Roberto (La sorte), ma si trova anche agli albori della letteratura italiana (principio del Trecento), per esempio in fra Domenico Cavalca (Le vite dei Santi Padri).Quanto all’etimo, forse il termine viene dal latino volgare paumentum per il classico pavimentum, ad indicare il pavimento del locale ove si pigiavano o si macinavano le uve; ma altri propone una derivazione da palamentum, denominazione di un mulino a pale e del suo meccanismo. Cfr. latino medievale palmentum, documentato in area centro-meridionale e toscana, dal 789 al 1233. I Palmenti di Pietragalla sono già citati nella Guida d’Italia del T.C.I. del 1928, a pagina 494 dove si legge: “Da Potenza al Km.15.9, quadrivio del piano S. Nicola, si volta a destra in direzione N.E. …. Di fronte la vista si stende fino alla Puglia; a sinistra all’orizzonte, il Vulture. Si entra nel vasto bosco grande, si risale lungo la dorsale di Serra la Guardia al Km 24,6 , Pietragalla m. 839, ab. 4866, complessivamente 5625. Si esce a N.E., lambendo l’orlo inferiore del paese, formato da una serie di ricoveri, scavati un poco nel terreno e coperti da questo a guisa di tumulo”. Anche L’Enciclopedia dell’Italia, antica e moderna (Ediz. Sadea – Sansoni Firenze 1965) riporta una foto. La didascalia che accompagna la foto è la seguente: “Le grotte di Pietragalla, singolari costruzioni adibite a deposito di vino e attrezzi agricoli.” Tali “grotte” non sono, in effetti, né “depositi di vino” né “ricoveri” ma dei manufatti che rappresentano una singolare realizzazione di architettura rurale, frutto dell’intuizione dei vignaiuoli pietragallesi, unica in Lucania e forse in Europa, per come sono raggruppati. Si tratta dell’intelligente aggregazione di oltre 211 singoli enopoli artigianali, ottenuti l’uno accanto all’altro con una perfetta modulazione e fusione delle diverse parti, scavando la roccia arenaria. Questi esemplari laboratori, che hanno funzionato fino a 20-30 anni fa, sono chiamati palmenti.

Sono compresi, a nord e a est, in un’ansa della provinciale n. 169 Potenza-Spinazzola, e confinano a sud con la strada comunale della Breccia e a sud-ovest con l’abitato. La zona è formata da arenarie con elementi quarziferi, come buona parte dell’abitato. 

 

I Palmenti -Tipologia. 

I palmenti, in funzione del numero delle vasche, si distinguono in palmenti ad una vasca (73 esemplari), a due vasche (54), a tre vasche (10) sino a quattro vasche (4). La planimetria indica la distribuzione dei palmenti secondo il numero delle vasche. Più vasche indicano un utilizzo del manufatto da parte di famiglie diverse o, di più persone, appartenenti alla stessa famiglia o semplicemente confinanti. Una consuetudine e che prendeva il nome dialettale di ritenna (r’tenn’).

I palmenti avevano una struttura con la facciata realizzata con conci di pietra calcarea non tutti squadrati, i piedritti della porta formati da conci sistemati a regola d’arte, così pure gli architravi a sesto ribassato della copertura e della porta, al centro dei quali c’è una luce che serviva esclusivamente per scambiare l’aria. La copertura con volta a botte è costruita con conci di pietra ed è provvista di terra mescolata ad erba secca nella parte sovrastante. Le vasche sono tutte ricavate lavorando il tufo. All’interno i palmenti sono costituiti da un atrio, nel quale vi è la vasca di pigiatura, collegata, con un canale, alla vasca di fermentazione. Al fondo di questa vi è un canale per lo scarico del vino, in corrispondenza di una buca (palmentedda), spaziosa quanto basta per riempire i barili durante la svinatura; In merito alla produzione dei palmenti, nelle vasche, a seconda delle annate e della loro grandezza, si pigiavano da 3000 kg a 4000 kg d’uva, da cui si ricavavano da 1600 a 2500 litri di vino. Nel caso di uva non matura la fermentazione veniva aiutata con l’immissione nella massa di mosto bollito.  Coltivando un tomolo di vigneto (4115 m2) si ricavava da 2400 a 3200 kg d’uva; il trasporto ai palmenti avveniva impiegando 30-40 viaggi di asino o mulo, ognuno di 80 kg di uva(2 vutn per animale). Il tempo della vendemmia iniziava il 25 ottobre (S.Teodosio vinnegn) e poteva essere ritardata sino al 25 novembre.

 

I palmenti – Paesaggio

L’area dei Palmenti fa parte dei paesaggi umani e può assimilarsi al paesaggio agrario, definito come la configurazione del territorio che l’uomo riesce a dare al paesaggio naturale, a seguito delle attività agricole. Poiché la maggior parte dei vigneti si trovava nella parte est del paese, tornando ogni sera dalla campagna alcuni agricoltori, guardando quella collina piena di tufi, pensarono di costruire, come in effetti poi costruirono durante un lungo periodo, i Palmenti di cui si è parlato. La costruzione dei Palmenti è stata una conseguenza dell'aumentata coltivazione della vite nel circondario di Pietragalla. Già dal XVI e XVII secolo parecchie famiglie pietragallesi avevano in enfiteusi terreni e vigneti del patrimonio della Chiesa, per lo più nella periferia del centro urbano. I contratti aumentarono notevolmente nel XVIII secolo e i vigneti si espansero sino a raggiungere luoghi lontani parecchi chilometri dal paese. Alcuni piccoli proprietari, potendo costruire delle casupole in campagna, adottarono manufatti per la pigiatura e la fermentazione dell'’uva; altri, invece, furono costretti a portare l’uva nelle loro abitazioni nel paese per la lavorazione. Per questo quella collina ad est del paese era il luogo migliore per costruire i palmenti.

Data di costruzione. 

Non esiste una data certa sulla loro costruzione

Alcuni indicatori ci aiutano

 

  1. Nell’ “Archivio storico della provincia di Potenza” in cui erano contenuti i regolamenti di comportamento dei cittadini in uno degli articoli si fa riferimento per la prima volta alla presenza dei palmenti

  2. crescita della popolazione

  3. aumento della coltivazione del vigneto esaminando il Catasto provvisorio attivato nel 1839

  4. indicazioni tratte dalle carte topografiche

  5. inizio della costruzione di strade di comunicazione

 

Da tutto ciò si deduce che i palmenti iniziarono ad essere costruiti dopo il 1830 sino all’inizio del 1900 secondo testimonianze orali.

 

I Palmenti che 50 anni fa erano in piena attività, da una ventina d’anni sono stati tutti o quasi tutti dismessi, tanto che l’attuale paesaggio mostra un’area solo parzialmente restaurata  e in gran parte decadente e completamente deruralizzata. Il restauro non sempre ha rispettato gli elementi originali del palmento (si veda la pavimentazione in cotto).

 

I palmenti a cielo aperto

• Questa tipologia ha origini antiche.

• Nelle zone dove i vigneti erano lontani dai centri abitati l’uva veniva lavorata sul posto e il mosto veniva trasportato in paese per farlo fermentare nei tini.

• In località Serr’tiedd (ai confini tra Pietragalla e Forenza) esiste un appezzamento chiamato Palm’tiedd’.

Il palmento presenta la seguente configurazione: due vasche ricavate da un solo blocco tufaceo, collegate tra loro da un condotto ottenuto traforando la parete divisoria. La vasca più alta serviva per la pigiatura, mentre nell’altra si veniva a raccogliere il mosto, che successivamente, trasferito nei tini o nelle botti, subiva la fermentazione. La prima vasca ha forma quadrangolare irregolare, la seconda è invece quasi circolare. Non esiste una datazione certa per questo sito.

 

Concludendo mi permetto di ribadire che i palmenti di Pietragalla presentano caratteristiche di grande rilevanza storica e se non basta anche di unicità Le mie visite in altre zone d’Italia e d’Europa mi autorizzano ad affermare che non esistono palmenti comparabili a quelli di Pietragalla la cui specificità consiste nella costruzione di più di 200 palmenti raggruppati sul fianco est di una collinetta dovuta all’opera di una intera comunità formata da piccoli proprietari e/o da enfiteuti con concessione perpetua di vigne da parte della chiesa, che hanno lasciato un segno un esempio di laboriosità.

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