No Man's Land, la terra di nessuno tra tra Bielorussia, Polonia e Lituania.

Non si trovano le parole per poter commentare e dare un possibile senso lontanamente civile a ciò che sta accadendo tra Bielorussia e Polonia, in particolare.

Bielorussia e Polonia, come tempo prima altri Paesi, usano la terribile condizione dei migranti, come strumenti di condizionamenti dei rapporti con la Ue. Poche migliaia di esseri umani, privi di cibo, vestiti e nel gelo sono costretti tra due frontiere, dalla forza dei bielorussi alle spalle e dei polacchi al di là del filo spinato. Buona parte di questo dramma assurdo è dettato dai fallimenti della politica occidentale in varie regioni del mondo, determinata solo dalla forza. Ma dal 2017, in particolare, dalla rotta violenta dei Balcani, giunge alle porte della Francia un altro flusso di migranti che si ferma a Claviere. Nel dossier “A porte chiuse” di Drc (Danish Refugee Council, si conferma quanto testimoniano i volontari di Fraternità Massi che indicano l'accoglienza ogni sera di 30 - 50 nuclei familiari, fermati alle porte della Francia, dopo la sospensione dei trattati di Schengen (2015). Nel 2017 la Francia, dopo l’attentato al Bataclan di Parigi, decide di rafforzare i controlli lungo il confine delle Alpi Marittime, fra Ventimiglia e Mentone. Ciò porta i migranti sui valichi alpini, in preda al freddo dell'inverno. Oltre al Mediterraneo altri due sono i muri che ci dividono. Ma ciò che sta accadendo tra Polonia, Bielorussia e Lituania va oltre ogni comprensione.