Gender archaeology: "La preistoria è donna" della storica francese Marylène Patou-Mathis

Gender archaeology è un'espressione che indica come gli aspetti preistorici, in particolare, siano sempre stati letti, nei passaggi evolutivi essenziali, sempre dal punto di vista maschile. Dalla preistoria e dall'antichità può, invece, provenire un messaggio di definitiva sconfitta delle disparità di genere.

Marylène Patou-Mathis, in "La preistoria è donna", mette in evidenza come "Fino alla metà del XX secolo, dipinti, sculture, libri, illustrazioni hanno creato un immaginario collettivo trasmettendo un unico messaggio: la preistoria è una questione di uomini. Ma non ci sono prove che gli uomini primitivi fossero cacciatori, creatori di armi e utensili, nonché artisti di dipinti rupestri mentre le donne si occupassero solo dei figli e di tenere in ordine la grotta. L'archeologia è una scienza giovane, che risale al XIX secolo, ed è stata sviluppata da studiosi di genere maschile che erano inclini a proiettare gli stereotipi di quel tempo sul loro oggetto di studio, costruendo un modello di famiglia preistorica che imita quello della famiglia occidentale dell'Ottocento: nucleare, monogama e patriarcale, con l'idea che le donne non abbiano avuto alcun ruolo nell'evoluzione tecnica e culturale dell'umanità. Escludendo metà della popolazione, la visione del comportamento nelle società preistoriche è stata distorta per più di un secolo e mezzo. Nell'ultimo decennio, però, lo sviluppo dell'archeologia di genere, delle nuove tecniche di analisi dei reperti e le recenti scoperte di fossili umani ci hanno permesso di sfidare i numerosi pregiudizi sulle donne preistoriche, che erano in realtà meno sottomesse e più inventive di quanto si è creduto fino a oggi". (Dalla quarta di copertina)

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