“Abbiamo bisogno di contadini,/ di poeti, gente che sa fare il pane,/ che ama gli alberi e riconosce il vento".

Franco Arminio, da "Cedi la strada agli alberi"

Paesologia e abbandonologia

Anna Giordano

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Dario Ianneci

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Il suono che fa il silenzio

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Il suono che fa il silenzio

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Al confine

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Tra terra e cielo..

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Aquilonia

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In un palazzo dell’800 al centro di Lacedonia c’è il MAVI: quello che era un carcere circondariale prima e una pretura mandamentale poi, è stato ristrutturato dopo il terremoto del 1980 per ospitare il Museo Antropologico Visivo Irpino. All'interno del Museo ampia sezione dedicata a Frank Cancian.

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Un paese del Mezzogiorno italiano, Lacedonia – 1957

A Roma per la prima volta, si è svolta la mostra, fino a Gennaio 2021, di una significativa selezione delle immagini in bianco e nero, scattate a Lacedonia (Avellino) nel 1957 da Frank Cancian, noto antropologo americano, figlio di genitori italiani, che ha alternato la sua professione di scienziato sociale con la passione per la fotografia.

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La lingua cimbra è un idioma germanico di origine bavarese meridionale diffuso storicamente in alcune zone del Veneto e, più tardi, anche del Trentino. Già in tempi relativamente antichi il cimbro ha subito una forte regressione a favore dei dialetti veneti e dell'italiano.

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L’unica popolazione europea ufficialmente considerata come indigena, quella dei Sami, è costretta a subire, ancora oggi, forme gravi di razzismo e segregazione, in virtù di una coatta omologazione alla moderna “civiltà” occidentale. L’antico gruppo etnico rischia la scomparsa, minacciato anche dalla diminuzione dei terreni per il pascolo di renne. In particolare Oslo, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, si è distinta per la sua politica di occupazione e assimilazione, di cui la ribellione di Kautokeino del 1852 è stata l’epilogo più tragico e, al tempo stesso, l’episodio di consapevolezza etnica Sami più importante nella storia moderna. Ma dopo secoli di soggezione, trova un nuovo orgoglio.

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Gruppo Jenisch            Mariella Mehr

Chi sono gli Jenisch? L’origine non è certa, ma essi si definiscono diretti discendenti dei Celti. Comunque dopo la Seconda Guerra Mondiale, su espressa richiesta di una loro rappresentanza mandata alla Romani Union, furono accolti nella comunità degli zingari. La Svizzera, con 35.000 unità, è la quarta nazione con il maggior numero di Jenisch; di questi si calcola che 5.000 siano nomadi. Per quanto detto, mentre le popolazioni romani (Rom, Sinti, Kalé, Romanichals) sono etnie di derivazione indiana, gli Jenisch sono di origine germanica e hanno un loro proprio idioma.

Perseguitati ed espulsi per il loro nomadismo già nel 1500, gli Jenisch sono stati costantemente oggetto di tentativi forzati di assimilazione. Nel 1825 a Lucerna (Svizzera) un gruppo di Jenisch è stato processato per crimini contro la società. Sotto tortura hanno confessato più di 1.000 crimini, e sono stati condannati a pene detentive. I loro figli gli son stati sottratti con l’intenzione di “rompere” le famiglie allo scopo contrastare la cultura, la lingua e i modi di vita di una comunità che non rifletteva gli ideali d’ordine dell’epoca. Un secolo dopo, nel 1926, gli Jenish hanno subìto in Svizzera un tentativo di sterminio scientifico che è terminato solo nel 1975.
Mariella Mehr (Zurigo27 dicembre 1947) è una scrittrice e poetessa svizzera di etnia Jenisch. Fu vittima, da bambina e da adolescente, del programma eugenetico Enfants de la grand-route conosciuto in tedesco come Kinder der Landstrasse, promosso dal Governo svizzero nei confronti dei figli appartenenti a famiglie di etnia nomade. La Mehr è la cantrice del dolore Jenisch.

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La Casa della Paesologia è anche una Casa vera e propria, un’abitazione. Si trova a in via Tamigi 1 a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente: ospita la comunità nei suoi momenti di ritrovo, ma anche i soci che decidono di fare tappa alla casa quando transitano nei suoi pressi o che hanno bisogno di uno spazio per riflettere, incontrarsi, sviluppare progetti comuni o individuali. Franco Arminio.

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Il Mapuche (Che = popolo e Mapu = della terra) è un popolo che si definisce tale, ma che comprende diverse etnie amerinde autocotne, presenti in Araucanìa e Patagonia. Questi gruppi indigeni hanno portato avanti sin dalla metà Ottocento, contro lo Stato cileno e quello argentino, una lotta di resistenza, proprio a causa delle terre loro sottratte. Il dominio è culminato con la cosiddetta "Pacificazione dell'Auracanìa", una palese occupazione di dominio, avvenuta tra il 1861 e il 1883.

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Gli Herero o Ovaherero sono un popolo africano appartenente al gruppo etnico dei bantu. Sono circa 120.000, la maggior parte dei quali in Namibia, con gruppi minori in Botswana ed Angola.  I Nama o Namaqua ("popolo Nama") sono una popolazione di pastori diffusa in una regione detta Namaqualand, compresa fra Sudafrica, Namibia e Botswana. Rappresentano uno dei principali gruppi dell'etnia Khoikhoi. I due popoli hanno subito un genocidio da parte dell'Impero tedesco. Lo sterminio degli Herero e dei Nama in Namibia avvenne fra il 1904 e il 1907 ad opera dei colonizzatori tedeschi. Si tratta del primo massacro di tale portata del Novecento, caratterizzato anche dalla comparsa di campi di concentramento e sterminio. (Fonte Wikipedia)

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The Future of the Country di Elisa Laraia, dove raccontare un segreto e renderlo pubblico diventa una grande proiezione sul palazzo principale della piazza di Latronico.

A cielo Aperto è stato invitato a Comunità Resilienti, il Padiglione Italia alla 17/a Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia. Per l’occasione è stato ideato Per fare un tavolo. Arte e territorio,

Il progetto A Cielo Aperto si confronta con una serie di problematiche sulle “pratiche di produzione artistica partecipate” nell’arte contemporanea e con i suoi protagonisti. Espressioni come “arte pubblica”, “arte nello spazio pubblico”, “arte nella sfera pubblica”, nella loro apparente semplicità nascondono una realtà complessa. Questi temi sono stati affrontati durante l’evolversi del progetto che ha evidenziato esigenze e pertinenze specifiche e locali. A Cielo Aperto nasce all’interno dell’Associazione Culturale Vincenzo De Luca a Latronico in Basilicata. L’Associazione si forma e prende corpo da un bisogno della famiglia De Luca, dei parenti e degli amici, di ricordare Vincenzo, scomparso prematuramente nel 1995. Vincenzo era operaio e lavorava come tornitore in un’officina meccanica a Sesto San Giovanni, dipingeva ed era amante dell’arte. Così è nata l’Associazione. 
Dal sito: Pasquale Campanella. 
http://www.associazionevincenzodeluca.com/testi/pasqualecampanella.htm

L’etichetta giapponese Camerata Tokyo nel mese di giugno 2017 ha registrato con il pianista italiano Costantino Catena la Fantasia op. 17 di Schumann e la Sonata in si minore di Liszt nella bellissima chiesa di San Giorgio, gioiello barocco della città di Salerno.

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Paraloup è un villaggio di una dozzina di baite posto a 1.360 m di quota nel vallone laterale di Rittana, in Valle Stura, provincia di Cuneo, e fu tradizionalmente abitato come pascolo estivo. Il toponimo occitano, che significa “al riparo dai lupi”, la dice lunga sulla vocazione storica del luogo, che tra il settembre 1943 e la primavera del 1944 ospitò il primo quartier generale delle bande partigiane di Giustizia e Libertà del cuneese, capitanato fra gli altri da Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco, Giorgio Bocca e, in seguito, dallo stesso Nuto Revelli. u una fucina di libertà, un luogo in cui circa 200 giovani, dell’età media di 20 anni, di ogni estrazione sociale si radunarono da tutto il Paese per ricevere formazione politica e militare in vista della lotta per la liberazione dal nazifascismo e la ricostruzione di un’Italia democratica. (Dal sito: https://paraloup.it/ )