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” Per un rigoroso studioso di Kant la strada verso casa scorre libera sotto un enigmatico cielo stellato per raggiungere attraverso un’etica attiva e mai astratta il mondo empirico fatto di amore per la vita.”
Maria Carmen Sena.

Michelantonio Sena

Per Michelantonio Sena

Di Dario Ianneci

Bisaccia, 8 agosto 2012

 

Con piacere ho accettato di intervenire a questa giornata di studio e di memoria sulla figura di M. Sena, di cui sono stato allievo al liceo De Sanctis di Salerno, nella prima metà degli anni Ottanta.

In questo stesso liceo sono oggi docente di latino e greco. Più che una vocazione, un destino, questo mio filo ininterrotto con questa scuola salernitana che si appresta a celebrare l’anno prossimo i suoi cinquanta anni di vita, e nella quella quale non pochi anni ha trascorso il professore Sena, in fervida attività di docenza che ha lasciato un segno profondo, non comune, in generazioni di allievi e naturalmente in tutti i colleghi che hanno avuto il piacere a l’onore di affiancarlo nel lavoro quotidiano.

Questo mio intervento vuole essere una sorta di “memoria elaborata” di un ex alunno che ripensa, negli anni della maturità a quel che è stato, a quel che ha significato il suo rapporto con la scuola e con i professori, cercherà di riflettere sulla dimensione più autentica, più significativa, più sentita dell’insegnamento del professor Sena che è stato uomo di cultura e scrittore di saggi filosofici di notevole spessore, ma che, per scelta – come egli stesso ci confessava a volte – aveva deciso di essere innanzitutto un formatore, un docente, una funzione ed una professione che aveva per lui una grandissima importanza, un notevolissimo fine sociale, etico e civico al quale non si poteva e non si doveva rinunciare.

La progressiva burocratizzazione dell’attività docente, lo svilimento della lezione in artifici pedagogici che sembravano a lui meri giochi didattici privi di spessore culturale, vedeva con tristezza i segni di una decadenza della scuola che inseguiva, tardivamente, mode e modelli l’oltreoceano e che si apprestava a ripudiare – come poi, di fatto, ha poi ripudiato – alla grande tradizione formativa liceale nazionale.

Il professore Sena aveva come ideale un docente che avesse grande cultura, conoscenza profonda della disciplina, capacità di studio e di aggiornamento autonomo, forza comunicativa e rigore professionale. Questi stessi elementi dovevano costituire il profilo dell’alunno. Altro che “prove INVALSI” e test a risposta multipla generalizzati…. Era nello sviluppo della capacità autonoma di lettura, di comprensione, di confronto dialettico, di critica, che si realizzava la formazione dell’alunno. Letture di saggi e monografie di storia e filosofia erano la base della formazione. Grazia al professore Sena, i migliori, i più capaci, i più motivati tra i sedici ed i diciotto anni avevano letto Jaeger, Platone, Aristotele, Leibniz, Kantorowitz, Pirenne, Le Goff, De Felice, Norden, Fischer, Croce… iniezioni formidabili di idee, concetti, cultura che hanno lasciato il segno in chiunque di noi abbia accettato la sua proposta culturale e formativa, robusta, formidabile, concreta.

L’altra grande caratteristica del professore Sena era una componente – non so se posso chiamarla così – antifilologica, intendo una docente avversa alla filologia minuziosa e deteriore dei pedanti, alla curiosità erudita, alle storie minute e la sua propensione per una grande filologia, la filologia “trascendentale” intesa di sentimenti e di idee, ossia la sua propensione ed il suo apprezzamento per una storia, una letteratura, una cultura che cechi di esprimere “l’essenza” del mondo. Mi colpì quando, appena laureato, alle prime armi con alcune mie piccole ricerche storiche, relative proprio a questi paesi dell’Irpinia, gliene feci partecipe; e lui, sì, mostrò interesse, ma senza troppo entusiasmo, con mia sorpresa, e al tempo stesso mi invitò a dedicarmi a qualcosa di più serio, di più impegnativo, di maggior levatura e valore. Si aspettava cioè sempre un disegno più vasto, più profondo, più penetrante. Le cose vaste, profonde, penetranti riuscivano a suscitare il suo entusiasmo, la sua passione.

Capii bene questa dimensione più tardi quando lessi il suo saggio su Lucrezio e Leopardi. Un saggio in cui egli, superando ogni minuzia filologica, ogni inutile querelle su “poesia” o “antipoesia” nei versi filosofici e poetici allo stesso tempo del poeta latino, esprime tutto il suo apprezzamento e la sua ammirazione per la vastità dell’impianto del De rerum natura, per l’afflato profondo che permane nell’opera, per la tensione morale di chi, per via rigorosamente laica, cerca di scoprire e cantare il ritmo dell’universo. Decisamente avverso delle minuzie e del pedantismo, il professore Sena ci affascinava per la grandezza degli orizzonti – vuoi dei fatti storici vuoi delle idee filosofiche - che quotidianamente sapeva tracciare nelle aule.

Lo stupore della contemplazione del cosmo, un paesaggio vasto e sublime, l’indagine razionale profonda e sentita del mondo che traduce la vera ratio in vera pietas, la stretta unione di pensiero ed eticità. Così prossimi a quella dimensione kantiana che egli tanto sentiva sua.

Questa stupefatta ammirazione di uomini dai grandi pensieri, di un Lucrezio, di un Leopardi, dei grandi pensatori della storia occidentale, nasce dalla convinta idea, che il professore Sena sentiva profondamente, della irrinunciabile capacità dell’uomo di trascendere la natura in quanto essere razionale, da cui scaturiva poi quel concetto di “immortalità assiologica” a cui spesso faceva riferimento nelle sue lezioni. L’immortalità assiologia, ossia “l’immortalità di valore” come un impegno etico conoscitivo della ragione che costruisce, qui ed ora, il riscatto dalla cupa catastrofe della morte.

La cultura è stata sempre per lui eticità, a livello individuale e a livello sociale. Era irrinunciabile per lui la necessità di formarsi un’idea politica e di prendere parte alla vita democratica delle istituzione. Non il filosofo solitario, ma la conoscenza che si fa sempre processo etico, apertura sociale, riflessione critica. Anche a scuola spesso a richiamato noi studenti, i rappresentanti di classe, ad agire di fronte a certi casi di malcostume, di docenti che non degnamente svolgevano il loro lavoro, laddove altri facevano finta di non vedere.

Il liceo “De Sanctis” di Salerno non ha dimenticato la figura storica del professore Sena. Nel momento in cui è stata completata la nuova palazzina dell’edificio con la costruzione di una vera biblioteca, ampia, ben progettata, luminosa, - cosa direi del tutto eccezionale nel panorama dell’edilizia scolastica italiana – mi è parso quanto mai naturale che il nome, ed con esso il ricordo, del professore Sena vivesse nella sua scuola legato alla struttura culturale principe dello studio e della formazione, la biblioteca, con il suo alto valore, anche simbolico. Ho avuto l’onore così, nel 1999, di essere stato il primo firmatario di richiesta al Consiglio d’Istituto, sottoscritta dall’intero corpo docente della scuola, di intitolare la biblioteca scolastica “biblioteca Michelantonio Sena”.  Per altro uno dei nuclei più consistenti della sua dotazione documentaria di quel tempo era proprio la sezione di storia e filosofia che egli stesso aveva curato nel corso degli anni facendo acquistare i volumi, i saggi, le monografie di maggior pregio e significato che poi assegnava in lettura e studio ai suoi allievi.

La biblioteca Sena è oggi una biblioteca pubblica. E’ iscritta all’anagrafe nazionale delle biblioteche italiane. Ho cercato di curarne con lo stesso impegno e la stessa attenzione lo sviluppo, con l’arricchimento delle collezioni ormai non solo esclusivamente librarie ma anche video e multimediali. La biblioteca “Sena” non è perciò oggi il solito polveroso ricettacolo di libri polverosi non letti da nessuno, come avviene purtroppo per la maggior parte delle biblioteche scolastiche, ma una struttura di servizi, frequentata giornalmente dagli studenti, ricca di riviste, di computer, connessa ad Internet. La biblioteca intitolata al professore Sena ha fruito così di finanziamenti regionali nel corso degli anni passati; ha cercato di onorare il nome che porta promuovendo lettura, studio, cultura, servizi efficienti in questo nostro Mezzogiorno così precario a volte in questo ambito, così povero di risorse, di mezzi, di organizzazione.

Una curiosità: vive ancora nella biblioteca a lui intestata un ricorso personale del professore Sena legato anche a Bisaccia: la riproduzione di un quadro di Bernardo Celentano che raffigura il Tasso, infermo di mente, alla supposta villeggiatura di Bisaccia, ospite dell’amico Giovan Battista Manzo, all’epoca feudatario del paese. Perfino la bidella, la signora Teresa Jacus, con cui talvolta con affabilità il prof. Sena si tratteneva a conversare, mi ricorda ogni volta che questa stampa non deve essere tolta dalla scuola perché lì la portò il prof. Sena.

Vorrei infine concludere tornando a sottolineare come da ragazzi certo non tutti amano lo studio e i professori. Ma il professore Sena era rispettato, ammirato, ascoltato da tutti, incondizionatamente. Anche quelli che non avevano interesse e che studiavano con impegno hanno mai messo in discussione la figura ed il lavoro del professore Sena perché, oltre le discipline, la materia, i contenuti, il calore della sua passione, la foga delle sue parole, la capacità di entusiasmarsi ogni volta senza mai cedere all’abitudine di una routine, una indiscussa garanzia di autenticità dell’uomo, segno di una capacità di vivere nel profondo le discipline che insegnava e che facevano di lui quello che il profilo dell’umanista di ogni tempo: disciplina mentale e sforzo di interiorizzazione. In queste due espressioni si può sintetizzare tutta la pedagogia del professore Sena.

Elias Canetti, nel un suo romanzo La lingua salvata, un romanzo in cui descrive autobiograficamente il suo processo di formazione, dice che la “sostanza intellettuale” di un uomo è spesso segnata da quelle poche persone che si è incontrati in gioventù. Mi piace pensare che una buona parte della mia “sostanza intellettuale” sia stata segnata anche dalla figura di Michelantonio Sena.

 

Dario Ianneci

Bibliografia degli scritti di Michelantonio Sena:

Libro postumo: “Leopardi, De Sanctis e altri studi”. EdiSud Salerno, 1996; 

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